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Mangiare a Roma: l’ultima Metamorfosi del ristorante di Roy Caceres

Metamorfosi su Intravino

By: Metamorfosi Restaurant | 29 Lug 2016

Riportiamo l’intervista realizzata a Roy Caceres da Leonardo Romanelli su intravino.com

Mangiare a Roma: l’ultima Metamorfosi del ristorante di Roy Caceres

Se si sceglie un nome per un ristorante, poi tocca essere coerenti nel prosieguo dell’attività: Roy Caceres, cuoco colombiano di origine, italiano di adozione, internazionale nella sua espressione culinaria, lo è senz’altro, avendo applicato alla lettera quanto da lui espresso nel nome prescelto.
Il suo ristorante ha subito una vera metamorfosi nell’ultimo anno, una sorta di studio concettuale che si ritrova appena varcata la soglia, anzi, già dalla porta esterna, cambiata per rendere più misterioso l’ingresso: la conferma che tutto è cambiato arriva da una differente gestione degli spazi interni, ora più liberi, e dai colori chiari, valorizzati grazie a luci studiate, un vuoto apparente che lascia concentrare meglio sulle portate e, quindi, sull’esperienza gustativa che non deve essere rovinata da sovrastrutture (borghesi si sarebbe detto una volta).
Anche il personale non può che essere variegato: in cucina e in sala la brigata è composta da personale di nazionalità differenti, in effetti ci si potrebbe trovare in una qualunque capitale internazionale, ma non si tratta di globalizzazione o di una proposta troppo omogeneizzata, quanto di un respiro “alto” della cucina, che potrà dividere il pensiero ma non risulterà mai banale.
Il pregio è anche quello di alzarsi senza avvertire la difficoltà di affrontare il resto della giornata: il percorso di degustazione completo è una sorta di avventura, un’esperienza gastronomica da provare, anche se non mancano le esperienze di condivisione ovvero piatti da far mangiare a tutti i commensali, magari quale intermezzo di un pasto di due sole portate.
La cucina diventa esperienza sensoriale entusiasmante ed equilibrata, seguendo i dettami del tempo senza per questo apparire scontata o modaiola. Prevale il tenore fresco ed acidulo, le erbe aromatiche creano il giusto contrappunto senza appesantire e il divertimento risulta il sentimento prevalente. Niente è banale, dalle temperature di servizio alla scelta dei piatti di nuova concezione, potremmo dire di design se non rappresentasse uno sminuire l’estro creativo di Roy, il deus ex-machina di tutta l’operazione. Si mangia e non si assaggia ma anche si degusta vista l’emozione creata da ogni singolo boccone. E se si ha voglia di vino, il sommelier sarà un consigliere fidato.
Il servizio lo si potrebbe definire moderno, gentile senza essere affettato, cortese ma non ossequioso. La cantina è divertente, ovvero una carta dove scegliere non è esattamente facile ma intrigante.

di Leonardo Romanelli